Nuovi tessuti, tecniche di produzione, provocazioni e innovazione nel lavoro degli stilisti emergenti di Polimoda, scuola di alta formazione fiorentina

Non c’è niente di più legato alla tradizione, ad un mondo artigianale, della moda. E forse non c’è niente di più innovativo. Ora i nuovi stilisti che escono dal Polimoda, scuola fiorentina di fashion designer e marketing, si affidano anche alla tecnologia. È quello che hanno fatto gli «emergenti», gli studenti del terzo anno che si sono presentati durante la settimana di Pitti Uomo con 20 collezioni in cui l’arte dello stile (e la manualità unica legata alla moda) si è unita anche a tessuti o soluzioni hi-tech.

I casi in cui questo elemento è emerso maggiormente sono le sfilate di Armando Punzetto: la sua linea TOTEM ha «importato» un tessuto mai usato nel campo del design, un materiale da «presidio di sicurezza», si tratta di un polimero in grado di bloccare persino l’azione di strumenti industriali, lame o ingranaggi, sfibrandosi. È lo stile che colpisce.

Ecosostenibile e «vegana» invece la scelta di Samira Yusifova. Il suo jeans laminato è stato «innestato», come se fosse una ibridazione (ma naturale) con foglie di lattuga.

Anche l’immagine diventa tecnologia. È il caso di Marina Galiatsatou: alcuni suoi abiti e giacche sembrano disegnate con un Cad, invece che a penna, con una destrutturazione che esalta il «3D». E il metallo lega l’abito di lana e pelle, come nel caso di Elisa Di Leo.

La tecnologia è ovviamente per tutti questi stilisti uno strumento, non un fine. L’occasione di innovare, senza dimenticare il «luogo» da dove si nasce, in questo settore. L’Italia, simbolo di fashion non solo per le grandi firme ma per quel tessuto di piccole e medie imprese che ancora fanno l’eccellenza del nostro Paese.

Nuove generazioni di creativi devono avere la possibilità di sperimentare con la tecnologia e essere sempre aggiornati sulle ultime novità. Non si può più pensare di lavorare senza la tecnologia, però è necessario allo stesso tempo non dimenticare il passato e la componente umana, per realizzare qualcosa con un valore che non sia puramente funzionale e artificiale. Tecnologia e intelligenza artificiale sono strumenti preziosi, ma non devono sostituirsi alla creatività dell’uomo, fatta di quel bagaglio di conoscenze, storie, emozioni e sensazioni che rendono unici lui, la sua ispirazione e certamente le sue creazioni.

Citando Albert Einstein “I fear the day that technology will surpass our human interaction. The world will have a generation of idiots.”