Molti giornali online stanno stravolgendo la percezione della loro testata per ottenere un numero sempre più alto di utenti e pagine viste. È un bene o un male?

La crescita di Facebook come fonte di traffico per i siti di news è ormai un dato evidente e certificato da diversi report. Uno degli ultimi studi, in ordine di tempo, è quello del centro di ricerche statunitense Parse.ly che mostra, negli ultimi mesi, il recupero di Facebook nei confronti di Google.

La base dati su cui si fonda l’analisi è di 5 miliardi di pagine viste e 190 milioni di utenti unici al mese. I siti sono praticamente tutti statunitensi (per esempio: Reuters, Mashable, The Next Web, Ars Technica e altri) ma i numeri danno un’idea di quello che sta succedendo (o a breve succederà) in tutto il mondo, Italia compresa.

Come si vede nel grafico, il network di Google (dal motore di ricerca a News) porta il 38% del traffico ai siti di news (dati di gennaio 2014); mentre Facebook è intorno al 26%. Un divario ancora significativo ma estremamente piccolo se si considera che tre mesi prima la distanza era molto più ampia con Google al 44% e Facebook al 16%.

Nei prossimi mesi, quindi, è ragionevole pensare che ci sarà il sorpasso con il social network di Mark Zuckerberg a primeggiare in questa classifica.

In termini pratici che cosa cambia? Nel brevissimo tempo probabilmente poco o nulla ma è chiaro che questo sorpasso rappresenti una tappa fondamentale nel mondo dell’editoria digitale giornalistica e simile.

Finora, infatti, i siti di news che meglio hanno colto le dinamiche della rete per far crescere il proprio traffico hanno sfruttato Google per aumentare la propria base utenti. In che modo?Creando articoli ad hoc per scalare le posizioni nel motore di ricerca. “Come perdere chili prima dell’estate”, “Come vedere su internet la finale dei mondiali di calcio”, “Come seguire l’elezione del nuovo papa”, “Tutti i presidenti del Consiglio”, “Che cosa è l’Ice Bucket Challenge” sono solo alcuni esempi di titoli che funzionano molto su Google. Il loro successo deriva dal comportamento-tipo di milioni (miliardi) di utenti che aprono il motore di ricerca per, appunto, ricercare una specifica informazione. Per gli addetti ai lavori è la titolazione tipica della Seo, acronimo per Search Engine Optimization, ovvero l’ottimizzazione (dei contenuti) per i motori di ricerca.

A determinare poi il successo di Facebook sarà il mobile dove la creatura di Menlo Park sembra avere un appeal maggiore rispetto a BigG.

I numeri (qui sopra) di un recente rapporto di Quantcast, infatti, mostrano come su smartphone e tablet i social network abbiano già superato i motori di ricerca nella capacità di portare traffico ai siti di news e di intrattenimento (anche qui la base dati è solo Usa, ma è presumibile che il trend sia questo in tutto il mondo).

Fare titoli (e articoli) orientati alle politiche Seo, cioè con un occhio rivolto a Google, continuerà a funzionare anche in futuro ma è evidente che il primato di Facebook sposterà (se non lo sta già facendo ora) le linee editoriali. Un esempio, ormai di scuola, è quello di Buzzfeed che non produce articoli pensando a Google come sua principale fonte di traffico, ma ai social network dove i suoi contenuti tipicamente virali hanno una grande visibilità.

Che cosa comporterà tutto questo nella realizzazione di contenuti dei siti di news? Qualcosa lo si può già osservare ora, anche in Italia. Sulle proprie pagine Facebook, i siti di news (anche dei grandi quotidiani) postano (e danno maggiore risalto) a notizie tipicamente ritenute più “leggere” (gossip, sesso, meme, strano-ma-vero, gattini e simili) che magari nelle rispettive homepage non trovano neanche spazio. In altre parole, genera più traffico la gallery delle secchiate dell’Ice Bucket Challenge o il gol di nuca di un centravanti del campionato di serie B paraguayano che le ultime notizie dalla Siria o dall’Ucraina. Il motivo è semplice da comprendere: su Facebook non si passa la maggior parte del proprio tempo a informarsi (come d’altronde non si fa nella vita analogica).

Questo significa che molti siti di news stanno stravolgendo la percezione della loro testata (o del loro brand) per ottenere un numero sempre più alto di utenti e pagine viste.

(Non è detto che sia un male o un bene. È un fenomeno che si sta verificando è in quanto tale va osservato. In fondo, si possono generare tanti clic sia con un’inchiesta approfondita e “seria” che con un video dell’ultima performance di Miley Cyrus. La mia impressione è che per trovare un equilibrio tra costi di produzione, risultati e apprezzamento qualitativo dei lettori sia necessario fare entrambi).

Questo passaggio come principale fonte di traffico, da Google a Facebook, rappresenta comunque un’opportunità per i siti di news. Quella di rafforzare o ridefinire la propria identità in un’epoca dove la parcellizzazione dei media digitali e il confronto continuo con i lettori possono aiutare a costruire prodotti “migliori”, e capaci di sopravvivere al momento in cui Facebook non sarà più la principale fonte di traffico. A quel punto, quando ce ne sarà un’altra, sarà fondamentale arrivare con un brand con il quale gli editori dovranno continuare a costruire il loro business, sia online che offline.

Fonte: http://www.wired.it/attualita/media/2014/08/25/effetti-crescita-facebook-siti-news/